Chi è Paolo Scaroni, il nuovo presidente del Milan?

Paolo Scaroni, presidente del Milan

Cambia il volto del Milan targato Elliott dopo il Consiglio d’Amministrazione di ieri. Il nuovo presidente del club rossonero è Paolo Scaroni, che ha assunto anche la carica di amministratore delegato ad interim dopo la rimozione di Marco Fassone. Scaroni prenderà il posto di Yonghong Li, dopo l’addio (forzato) di quest’ultimo a seguito dell’escussione del pegno da parte dell’hedge fund di Paul Singer.

Milan, chi è Paolo Scaroni? Per lui anche un passato nel calcio

Il neo presidente del Milan Paolo Scaroni è nato a Vicenza nel 1946. Figlio di un industriale locale, si è laureato presso la facoltà di Economia e Commercio della Bocconi e ha completato il suo percorso accademico con un Master alla Columbia University.

Dirigente d’azienda e banchiere, attualmente ricopre il ruolo – tra gli altri – di vicepresidente della banca d’affari Rotschild. Nel 2002 fu nominato ad di Enel e, grazie agli importanti risultati conseguiti, tre anni più tardi – nel 2005 – diventa ad di Eni, che l’anno successivo riesce a raggiungere profitti e fatturato record.

Ma Paolo Scaroni ha anche un passato nel calcio. Nel 1997, infatti, subentrò a Virgilio Marzot alla presidenza del Vicenza, sua squadra del cuore insieme al Milan. Tale carica fu ricoperta dall’uomo fino al 1999. Nei suoi due anni di presidenza, i biancorossi riuscirono ad arrivare in semifinale di Coppa delle Coppe e a vincere la Coppa Italia. Tuttavia, l’anno successivo, la squadra retrocesse in Serie B.

Problemi giudiziari nel passato di Scaroni

Ma nel passato del neo presidente rossonero ci sono anche spiacevoli vicende giudiziarie. Scaroni fu infatti arrestato nel 1992 in merito all’inchiesta Mani Pulite. Nel 1996 patteggiò un 1 anno e 4 mesi per tangenti di centinaia di milioni di lire italiane versate al Partito Socialista Italiano al fine di favorire gli appalti dell’Enel.

Nel 2013 viene iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano per corruzione internazionale. Il caso riguarda una presunta tangente da 198 milioni di euro pagata ad alcuni membri del governo algerino per favorire Eni e la controllata Saipem in appalti del valore di 11 miliardi di dollari. Nel 2015 viene assolto da ogni accusa, ma nel 2016 la Corte di Cassazione annulla l’assoluzione di Scaroni e dell’Eni. Il processo a suo carico (oltre a lui ci sono altri sette imputati) è tuttora in corso.

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