Un Milanino (quasi) tutto da dimenticare

Non è cambiato nulla. Milan con i piedi per terra: bando all’ottimismo fuorviante. Il Napoli di Ancelotti richiama tutto l’ambiente al crudo realismo. Non ci siamo. La squadra di Gattuso mostra di non sapere uscire dagli standard (non esaltanti) della scorsa stagione. Una constatazione amara, che, a prescindere dalla pur pronosticata sconfitta, fa trillare un campanello d’allarme.

Qualcuno potrà opporre il doppio vantaggio dei primi 50’, ma chiunque voglia applicarsi ad un esame obiettivo della partita non può negare che le due reti sono arrivate da altrettanti tiri in porta, praticamente i soli sino a quel momento. E che, a fronte di una costante supremazia partenopea, divenuta arrembante nella restante parte di gara, non c’è stata un’adeguata replica, tanto che il Napoli, nel breve volgere di una ventina di minuti, ha potuto produrre rimonta e sorpasso.

Una reattività, quella degli azzurri, da grande squadra, forte dei pregi della calma e della sicurezza, qualità tipiche del loro maestro. Una lezione. Anche sullo 0 a 2 in suo favore, il Milan – diciamola tutta – non ha quasi mai dato la sensazione di poter portare a casa un risultato positivo.

Delusione Biglia e solito problema a centrocampo

Ancora una volta Biglia, che doveva essere un’arma ritrovata, ha deluso. Ha persino indispettito per i suoi errori nella propria zona di campo. L’ex laziale è un ricordo troppo lontano delle sue prestazioni romane. Lo si sta aspettando da un anno.  Il centrocampo è venuto meno al suo ruolo di filtro e di proposizione. Kessié continua ad esprimere picchi di indisciplina tattica.

La difesa, soprattutto nel secondo tempo, ha traballato. Gli esterni arretrati non hanno funzionato, condizionando la prova di quelli avanzati, al netto degli sprazzi del buon Suso. Dopo il gol pur spettacolare, Bonaventura è stato abbastanza discontinuo.

E’ fallita ogni intenzione di finalizzazione su Higuain che, non a caso, ad un certo punto, è intervenuto, spazientito, proprio su Bonaventura per ricordargli qualche schema. Alla fine, la sua mesta espressione è stata più che eloquente. C’è il rischio – attenzione – che il Pipita cada nella delusione di una scelta che pur ne aveva attratto le ambizioni.

Per il resto, le pagelle unanimi di tutti gli osservatori confermano la insufficienza del rendimento dei singoli e dei reparti.

Il potenziale c’è, ma si deve cambiare registro

Niente di positivo? No. C’è un potenziale che ancora si deve esprimere al meglio, ma che deve essere messo nelle condizioni di poterlo fare. Il primo tempo di Napoli ha dato indicazioni attendibili in questo senso.

Tuttavia, il Milan della fase iniziale di gara, non può ridursi al Milanino che abbiamo visto nella seconda parte. La personalità di una squadra che ambisce ai dichiarati traguardi europei deve affermare la propria determinazione nel fare gioco e di non subirlo sistematicamente.

Si è detto all’unisono: ci vuole tempo per far crescere la squadra. Ma l’alea dello scetticismo incombe. Come incombe la Roma. C’è da cambiare registro. E c’è meno di una settimana di tempo per farlo. La lezione partenopea va imparata. A memoria, per i turni a venire.

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