Un Milan unito e reattivo per una nuova storia

Nei momenti più critici, è sempre richiesta la massima coesione. E’ il caso del Milan che, dopo i segnali d’un riscatto che sembrava a portata di mano nella prima parte del girone di ritorno, è ripiombato in una sconcertante fase di involuzione che, dal derby fino al match con l’Udinese passando per la Sampdoria, rischia di vanificare l’obiettivo stagionale dell’accesso in Champions League. Dalla certezza di un terzo posto strappato all’Inter, la squadra di Gattuso si è fatta di nuovo sorpassare dalla rivale nerazzurra per poi traballare su un quarto posto, oramai insidiato dappresso da Atalanta, Lazio, Roma e Torino.

Il calendario le riserva la Juventus e, successivamente, gli scontri diretti con la Lazio in casa, e, dopo la trasferta di Parma, con il Torino, sempre in trasferta. Impegni difficili e, nelle condizioni date, ancora più ostici. Gli infortuni degli ultimi giorni, le polemiche societarie seguite al derby, gli strascichi dello scontro Biglia – Kessie, i fischi di San Siro al termine della partita con l’Udinese rappresentano motivi diversi, ma convergenti di forte preoccupazione che, di certo, non aiutano a creare le condizioni migliori per superare i prossimi ostacoli. E tra i prossimi appuntamenti, prima della trasferta di Torino, vale a dire mercoledì 24 aprile, figura il ritorno della finale con la Lazio a San Siro.

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Ce n’è abbastanza perché società, tecnico, squadra e tifoseria si uniscano in uno spirito di grande solidarietà e in uno sforzo di condivisione e comprensione. Per alimentarne il clima, la squadra è chiamata a dare dimostrazioni di reattività, quelle che non le sono mancate nei momenti più problematici, soprattutto da dicembre in poi, e che, invece, le hanno fatto difetto nelle ultime tre gare. Il Milan, non solo per le ragioni finanziarie (purtroppo) ben note, ma per il suo buon nome e per il suo stesso prestigio, non può consentirsi di perdere il pass per il più importante torneo continentale. Tra Coppa Italia e campionato il risultato deve venir fuori. E tuttavia preferibile che venga fuori da entrambi. La squadra ha il dovere di dare questa soddisfazione al tecnico, alla società, alla tifoseria, a tutto l’ambiente. Sarà la forza di reazione a creare le basi del tanto sospirato rilancio. L’impresa dovrà essere consacrata dalla storia.   

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