‘Modello Milan’ tra spoil system e spending review

Leonardo, Paolo Maldini e Paolo Scaroni alla conferenza stampa di presentazione dell'ex capitano del Milan

Mai più un’esperienza societaria come quella patita nella scorsa stagione. Sì, e poi sì, all’opera di ristrutturazione del club, che ha già assunto i caratteri di una rifondazione, destinata ad avere un’importanza ben più sostanziale di quanto non appaia.

Mai più il Milan nelle mani di manager estranei alla sua tradizione. Sì, e poi sì, agli affidamenti che espongano l’impegno di uomini simbolo che sappiano garantire e coniugare capacità di gestione e fedeltà ad una bandiera rossonera da sventolare, con legittimo orgoglio, con la forza del lavoro più avveduto, sulle cime più alte del calcio nazionale ed internazionale.

Mai più il Milan nelle secche della bassa congiuntura economico-finanziaria che ne pregiudicherebbe immagine, operatività e rendimento. Sì, e poi sì, all’efficienza-efficacia delle scelte, mirate a (ri)mettere in buona salute i bilanci, che fanno credibilità e prestigio.

Elliott, il recupero della identità milanista al centro

Sono questi i segnali e – se vogliamo – le lezioni  che provengono dal “nuovo corso” ispirato dal fondo Elliott e ben interpretato dal management che ne è l’espressione. Ecco perché sono da salutare, con tutto favore, i lavori in corso sui versanti dello spoil system e della spending review

L’estromissione di Fassone, il benservito a Mirabelli e – notizia di ieri – la sospensione di alcuni dirigenti a loro vicini riflettono l’esigenza di dare all’apparato interno risorse umane aderenti allo spirito milanista che, in tutta evidenza, gli attuali assetti intendono rigenerare sulla base di comprovate competenze e di sicuro fideismo. Da qui parte, con maggiori e più concreti auspici di successo, l’azione di sfrondamento degli esuberi, specie di quelli più onerosi che le ultime gestioni hanno alimentato con diffusa leggerezza.

Sono queste le sane premesse che la nuova proprietà ha affermato con Gordon Singer, esponente di spicco del fondo Elliott, in questi giorni a Milano,  con intenti che trascendono lo stesso processo di riqualificazione societaria. Sullo sfondo si staglia il recupero della identità milanista, attestata dalla conferma di Gattuso alla guida della squadra e dalla chiamata di altri nomi, altrettanto rappresentativi, nella cabina di regia del club.

Si è capito che nella identità possono ritrovarsi – in osmosi – società, squadra e tifoseria. Già se ne avvertono gli effetti, che profilano la prospettiva edificante del ‘modello Milan’, di un modello votato a perseguire nuovi traguardi sportivi attraverso i percorsi illuminati dalla stella polare della dignità e dello stile, che fanno reputazione e popolarità e che devono rappresentare, finalmente, il riscatto di una storia. Per le glorie (autocostruite) che verranno…

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