Milan, meglio Kessié che peggio

Sembrava una partita persa senza particolari meriti per l’Udinese, ma all’ultimo istante – e, se vogliamo, addirittura fuori tempo massimo (pur valido) – è arrivato un rigore che il solito Kessie ha trasformato attenuando la delusione rossonera. La squadra ha spento la fiammata del turno precedente contro la Roma, raffreddando le speranze che quella prestazione aveva suscitato. Quella contro l’Udinese – diciamola tutta – non è stata una prova degna da una vicecapolista, che mira all’obiettivo dell’accesso al massimo torneo continentale. Ora diventa un problema riguadagnare il ritmo di una candidata alla Champions, visto che le squadre sottostanti mostrano di non volere mollare, con la Juve che punta allo scudetto e con l’Atalanta e la Roma che sono lì in agguato.

Non è il caso di buttare la croce addosso a Donnarumma che si è impaperato favorendo il vantaggio dei bianconeri di Gotti. Il portierone ha meriti enormi per essere stato uno dei protagonisti più positivi della stagione, ma il suo attimo di sbandamento appare essere un riflesso delle precarie condizioni psicologiche della squadra, che, anche sotto il profilo atletico, continua a mostrare limiti preoccupanti (diciotto infortuni, con l’ultimo di Tonali sono troppi). Se questo è vero, come appare, Pioli, con lo staff tecnico, dovrà dare fondo a tutte le sue abilità per riportare i suoi sui binari dell’alta velocità, della convinzione, della reattività.

I più dicono che il Milan è chiamato adesso a “guardarsi le spalle”. Noi restiamo della convinzione che un recupero psicologico passi attraverso la ritrovata ambizione di battersi per il migliore traguardo possibile, mirando alla “impossible mission” di far sentire il proprio fiato sul collo dell’Inter. Solo giocando con il coltello fra i denti, ed entrando in quest’ordine di idee, il Milan riuscirà a guadagnare l’entrata per la Champions. In soldoni: attaccare, non difendersi, nel senso che la migliore difesa è l’attacco. E in questo senso, ci aspettiamo un Milan rigenerato, perché la speranza è l’ultima a morire. Refrain che, di certo, risuona nella mente e nell’animo dell’indomabile Kessie, dal quale i compagni di squadra devono trarre una giusta lezione.  

Facci sapere cosa ne pensi. Lascia un commento 🙂