Milan, guardati le spalle e tieni la vista fissa in avanti

I segnali di una flessione c’erano stati tutti da La Spezia a Belgrado, con il fardello pur sempre pesante delle sconfitte di gennaio. Si sono appalesati dolorosamente nel derby, quando, invece, dovevano essere dissolti. Ma non c’è stato il tempo. Qualche giustificazione, indubbiamente, c’è: ha vinto una squadra, l’Inter, che ha potuto preparare la partita nel corso di una settimana piena; ha perso il Milan che, appena reduce dalla non felicissima partita di Belgrado contro la Stella Rossa, ha avuto solo due giorni per farlo, troppo poco. Lo svantaggio è apparso evidente. Non solo. Gli ex infortunati e gli ex Covid, al rientro, hanno dimostrato di non avere ancora smaltito le scorie dei loro malanni. Calhanoglu, su tutti, non ha la stessa incisività dell’anno passato. Anche Pioli mostra qualche appannamento, specie quando non si risolve a disporre per tempo avvicendamenti che pur sembrano necessari, a fronte di prestazioni opache, evidentemente irreversibili nei novanta minuti, come quella, più tristemente recente, di Romagnoli (tanto per estrarre un nome, tra i tanti).

Aver pensato a qualche cambio sullo 0 a 3 non è stata una scelta condivisibile, tutt’altro. Tuttavia, resta il bicchiere mezzo pieno delle tre occasionissime che il Milan ha sprecato sullo 0 a 1 (molto merito, comunque, va ascritto al portiere avversario), sintomi questi dai quali occorre ripartire per una riscossa che si profila indispensabile in funzione del minimo obiettivo di campionato. Rispetto a questo, probabilmente, bisognerebbe uscire dal vincolo psicologico del quarto posto, che potrebbe essere un freno per la squadra, così esposta a possibili cali di tensione. Il quarto posto è un obiettivo da nascondere per far posto ad un indistinto (se vogliamo) massimo obiettivo possibile, ancora sostenibile, tale da catechizzare la squadra e predisporla, con lo stimolo di rinnovate ambizioni, al migliore rendimento, dandole la giusta tensione.

Pioli – e chi se non lui – saprà infondere ai suoi quell’equilibrio tale da spronarli verso i tre punti partita per partita. Non può tirarsi indietro una squadra che ha comandato la classifica fino a due turni fa e che ha dettato la sua legge per l’intero arco del 2020. Mollare o manifestare cali di tensione potrebbe significare compromettere il ruolo trascinante di Ibra, abituato ai massimi traguardi e a rendere meglio quando c’è da perseguirli, prezioso com’è nell’esercizio del suo carisma sui suoi compagni. Parlare di scudetto – d’accordo – è del tutto fuori luogo, ma dichiarare praticabile la via del miglior posizionamento possibile vorrebbe dire tutelare, quantomeno, il traguardo del quarto posto. Che, dal derby in poi, non è neanche poi così sicuro, vista la concorrenza. A cominciare da quella della Roma, prossima avversaria, sul suo terreno di casa, da dove il Milan dovrà uscire da Milan. Dopo l’intermezzo, magari vincente, con la Stella Rossa, sulla pista di rilancio di San Siro. L’importante è non porre limiti alla Provvidenza.

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