Milan affetto dalla Gattuseide, ma Ringhio conosce l’antidoto

Rino Gattuso durante un match del Milan

Dopo la partita di Siviglia con il Betis in Europa League e alle viste della Juventus e della Lazio in campionato, non mancano al Milan di Gennaro Gattuso motivi per imprecare contro la sfortuna. È vero che nel calcio appellarsi alla iella – il più delle volte – significa darsi spazi per alibi e giustificazioni facili quanto infondate, ma non è men vero che richiamarla – almeno in qualche caso – come nelle più recenti vicende milaniste, vuol dire dover prendere atto di una realtà imponderabile, ma vera; una realtà profilatasi come un’onda abbastanza avversa ed inevitabile, in ogni caso non dipendente dalla volontà di chi si vede costretto a subirla. L’infermeria rossonera è affollata e tanto basta a prefigurare gli effetti di una malasorte, sicuramente rara per le coincidenze che la stanno accompagnando e caratterizzando.  

La sua riconosciuta onestà intellettuale induce Gattuso ad evitare l’appiglio di scusanti che per lui non esistono. Nel calcio – egli è solito sostenere – vanno messi in conto infortuni, incidenti e fatalità poco propizie. Quel che vale, nella sua cristallina concezione, è la capacità di quanto una formazione riesca a mettere in campo, come dire: sono gli uomini ad essere protagonisti del loro destino.

Una posizione, di certo apprezzabile, anzi pedagogicamente lodevole. Ma, del tutto obiettivamente, le attenuanti, in rapporto agli intoppi che pur si sono verificati, ci sono, eccome. Al Milan gliene stanno capitando a iosa. L’atteggiamento battagliero di Ringhio e dei suoi è valso a superare le difficoltà che, almeno sin qui, si sono frapposte sul loro percorso. La qualificazione in Europa League non è compromessa, come non sono compromesse le chance di campionato in chiave Champions.

Gattuso suscita consensi e simpatia. La sua sembra un’odissea che lo accompagna da quando ha deciso di fare l’allenatore, dopo i trionfi ottenuti da calciatore. Dal Sion, al Palermo, all’Ofi di Creta, al Pisa, la sua panchina è quasi sempre stata nelle tempeste di situazioni negative apparse ineluttabili quanto inesorabili tanto da inibirle successi che pur avrebbe meritato.

Una sorta di “gattuseide”, un viaggio tra le disavventure. Che sembra proseguire nel Milan. Ma, attenzione, i risultati confermano quanto il nostro Ulisse sia in grado di opporvisi. Dall’inizio di quest’anno, Gattuso con la sua squadra e con tutte le vicissitudini che conosciamo ha ottenuto una media di due punti a partita, un trend che, in coerente prosieguo, garantirebbe un quarto, o, addirittura, un terzo posto in campionato. Questi sono numeri, vale a dire fatti incontrovertibili, di fronte ai quali, nelle circostanze date, non c’è altro da fare se non inchinarsi.

È sperabile che il trend si confermi nei prossimi due appuntamenti di campionato e negli impegni europei di questa fase. Superarli significherebbe poter assegnare al nostro la palma dell’Ulisse, ovvero dell’eroe in grado di imporsi sugli avversari, di vincere le avversità e di proporsi, con indiscutibili titoli di merito, nella élite dei tecnici più accreditati del calcio internazionale. Le qualità non mancano. Ma un po’ di buona sorte gli farebbe trovare, magari da subito, la giusta rotta per Itaca. Incrociamo le dita.  

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