Milan a trazione Higuain

L'esultanza di Higuain dopo il suo primo gol con la maglia del Milan

Higuain dipendente, questa squadra? Ebbene, sì. Ma non era quello che speravamo? Non un problema, di certo. Ma una risorsa, e che risorsa. Il Milan fa un altro passo avanti verso quei livelli di rendimento che sognano tifosi e società.

C’è il rimpianto di aver (malamente) perso qualche punto per strada. Ma tant’è. Una vittoria nel match con il Genoa a fine mese, obiettivo alla portata della formazione di Gattuso, renderebbe ben più corpose le chance per la Champions League.

Il Pipita è una forza, una sicurezza, un’arma micidiale. Non lo scopriamo certamente oggi. Se la squadra riesce a mettere a frutto le sue straordinarie qualità, il traguardo stagionale si profila come bell’e centrato. La dipendenza è relativa, viste le varianti che il Milan è in grado di sfoderare, da Bonaventura a Suso.

L’ex atalantino sta cercando la sua forma migliore e il gol contro il Chievo – con gli applausi di San Siro – ne incoraggiano il percorso. Suso guadagna sempre più gli standard di cui è capace. Contro i veronesi ha fatto vedere cose egregie, soprattutto nell’intesa con Higuain, di cui comincia ad intuire i movimenti.

Manca all’appello Calhanoglu, ma Ringhio ne sta curando la ripresa e c’è da stare tranquilli, nel senso che prima o dopo il turco verrà fuori con la sua prepotenza. Tra le varianti va collocato Cutrone, che, con gli ammaestramenti del Pipita, è destinato a salire ulteriormente nella considerazione generale. La convocazione in Nazionale lo spronerà a dare più continuità e redditività alle sue prestazioni. Il gioiellino è aureo. Dovrà risplendere.

La nota dolente è la difesa. Aver subito almeno un gol a partita in questa fase iniziale del campionato ha posto la squadra in situazioni di apprensione, che sono costate quei punti persi nella recente sequenza dei tre pareggi consecutivi. Una maggiore tenuta del reparto arretrato, con il
dovuto filtro in mediana, darebbe maggiore sicurezza all’intera squadra ed eviterebbe quei momenti di scoramento che, di tanto in tanto, sono affiorati provocando cali di tensione sempre pericolosi ai fini del risultato.

Gattuso sembra più sereno, e questo è un punto positivo. Mostra di sbracciarsi un po’ di meno dalla panchina, così da scongiurare quei timori di errore che i suoi uomini inevitabilmente avvertono, finendo per aggiungere errori ad errori.

Il carattere di Gattuso è sanguigno, come dirgli di stare più calmo? Ma la sua maturità di allenatore in crescita disciplinerà questo aspetto e gli
consentirà di trasmettere più certezze e meno ansie. La sua diventerebbe una versione contiana, psicologicamente vincente, del suo sentire la partita.

Anche qui quello che potrebbe sembrare un problema, può e deve diventare una risorsa. Ora c’è la sosta. La parola d’ordine deve essere: ritemprarsi. Lì davanti c’è un fuoriclasse, un condottiero di sicuro affidamento, impegnato a vincere il suo duello a distanza con Ronaldo. La
squadra deve saperlo aiutare. E qui, con le varianti che è in grado di esporre, troverà le sue fortune.

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