L’attesa di un Milanone contro la Roma

Lo spogliatoio del Milan a San Siro

Tutti i critici, ma anche la stragrande maggioranza dei tifosi, hanno rilevato che il Milan di questa stagione si è presentato come la fotocopia del Milan dello scorso campionato. In termini più immediati, la semplice constatazione, comprovata dall’elenco dei titolari di Napoli (solo un innesto rispetto all’impianto passato), vuol dire che la squadra (disabituata alla presenza di un bomber vero) ha mostrato di non accorgersi di avere un centravanti del calibro di Higuain.

I rari palloni giunti tra i piedi del Pipita, che pure si è dannato l’anima per cercare di recuperarne qualcuno sulla tre quarti e persino in difesa, espongono plasticamente, nelle cifre della partita del “San Paolo”, i limiti della manovra milanista. Con un fulmine di guerra là davanti (al quale bisogna inibire gli arretramenti), lo schieramento gattusiano è chiamato a non abbassare il baricentro il proprio assetto in campo e, ad un tempo, garantire minime distanze tra reparto e reparto.

Guadagnare palla ai limiti della propria area significa darsi l’opportunità di ripartenze corali in avanti e la possibilità di imbeccare l’uomo capace di segnare venti-trenta gol a stagione. Verticalizzazioni e azioni varianti sugli esterni, disciplinati inserimenti da dietro rappresentano accorgimenti destinati a liberare l’argentino dalle “gabbie” cui sarà – com’è facilmente prevedibile – sottoposto.

Se, viceversa, ogni opportunità di ripartenza viene vanificata da palle perse e da passaggetti preferibilmente orizzontali, leggasi Biglia, tutto il sistema salta, sino a favorire le insistenze offensive degli avversari, così come è avvenuto a Napoli, come potrà avvenire con le squadre di migliore rango, a cominciare dalla Juve e con le compagini minori più aggressive, e – si badi bene – ce ne sono.

Se le fonti di gioco, da Biglia ai suoi fiancheggiatori, peccano di imprecisione e di lentezza, vengono meno incisività e possibilità di finalizzazione. Resterebbe da confidare sulle trovate episodiche (del tipo Bonaventura e Calabria) che non fanno sistema di gioco.

Calhanoglu e Higuain per centrare il primo successo stagionale

Il rientro di Calhanoglu potrà cambiare il corso delle cose? E’ auspicabile. Nello scorso campionato, il turco è stato uno dei migliori della compagnia gattusiana. Staremo a vedere quanto varrà il suo apporto in una formazione che dovrà essere saggiamente rinnovata rispetto a quella di domenica scorsa.

Ma la chiave di volta della struttura tattica si chiama Higuain. Che è venuto al Milan per essere il perno di un nuovo progetto tattico, l’elemento di punta su cui far convergere ogni schema di gioco, il protagonista autentico del riscatto milanista.

La squadra si deve rendere conto di avere quel che le è mancato lo scorso anno. Attivare questa consapevolezza, renderla operativa, lavorare per un cannoniere di quell’aurea caratura vuole dire trovare le ragioni della immediata ripresa.

Il resto tocca a Gattuso, chiamato a riconsiderare il suo modulo alla luce della esperienza cocente patita contro il suo maestro Ancelotti. Dal quale farebbe bene ad assorbire qualche furbizia tattica e qualche dose di calma che darebbe più sicurezza ai suoi uomini. La risposta è attesa nella sfida contro la Roma. San Siro vorrà vedere e ritrovare il Milanone dei tempi migliori.

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