La storia reclama un Milan all’altezza delle sue glorie

Il Milan mata il Toro e ne esce con qualche ferita. Gli infortuni di Tonali (trauma contusivo ad un polpaccio) e di Diaz (contusione alla caviglia sinistra) vanno ad aggiungersi a quelli di Bennacer, Saelemaekers e Gabbia, nonché alle positività al Covid di Rebic e Krunic. E tutto questo dopo i recuperi di Ibra e Calhanoglu, ai quali, ovviamente, mancano i novanta minuti a pieno regime. L’infermeria, già da tempo sotto pressione, ha il suo bel daffare per dare a Pioli la possibilità di schierare la migliore formazione possibile in vista degli impegni di Coppa Italia, martedì, ancora una volta contro il Torino, e di campionato, lunedì sera, contro il Cagliari. Non solo. Pioli, almeno per la prossima gara di campionato, dovrà fare a meno dello squalificato Leao, che, proprio in questa fase, stava dando il meglio di sé. Sabato, contro il Torino, il direttore di gara, Maresca, non ha fatto mancare al Milan una sfilza di ammonizioni, che potrebbero avere un peso nel prosieguo, specie se rapportate alle forzate assenze degli infortunati. Di necessità, come ripeteva il vecchio saggio, bisogna far virtù.

Certo, la squadra, pur ridotta ai minimi della disponibilità dei titolari e pur priva dei suoi pilastri di difesa, centrocampo e attacco, ha dimostrato di poter assorbire i contraccolpi degli infortuni. Le sue prestazioni hanno confermato la solidità di un gruppo, che ha avuto modo di esporre la personalità degna di una capolista, cosa che ha sorpreso avversari e tutti i critici più severi. I rossoneri non hanno mai mollato. Con la sola eccezione del match contro la Juve, i risultati hanno dato ragione alla squadra, che ha dato prova di avere tutte le qualità per andare fino in fondo, quantomeno per guadagnare il passaporto per la Champions League. Tuttavia, il primo posto in classifica, inevitabilmente, vincola la compagine rossonera a perseguire il massimo obiettivo. Non se ne farebbe un dramma, se non riuscisse a centrarlo. Ma, arrivati a questo punto, ha l’obbligo di crederci, vada come vada

E ha l’obbligo di crederci la società, proprio per questo chiamata a potenziare adeguatamente la “rosa” e renderla ancora più competitiva rispetto alle opportunità che questa prima fase della stagione ha dischiuso all’orizzonte. Le glorie del passato reclamano un riscatto rispetto all’ultimo decennio, che ha segnato uno dei periodi peggiori della storia del club. Se, dunque, la squadra si deve caricare di queste responsabilità, l’attuale dirigenza non può sottrarsene ed anzi deve avvertirle tutte per dare a Pioli le armi più idonee a rinverdire e a rilanciare la Storia di un blasone, che è ai vertici del calcio mondiale.

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