La donnarummata ha inaugurato la fiera degli errori (g)rossoneri

Donnarumma consolato da Quagliarella dopo l'errore contro la Sampdoria

La donnarummata, che, già dalle primissime battute di gioco, ha deciso il risultato della partita Sampdoria-Milan, è così incredibile da indurre a pensare che non si sia trattato di una semplice papera. Piuttosto, appare verosimile che Donnarumma, portiere del Milan e della Nazionale, professionista euromilionario, sia entrato in campo del tutto privo di concentrazione, condizione questa che un calciatore della sua fama, per di più strapagato come lui, non può assolutamente permettersi.

Al di là delle oggettive quanto innegabili responsabilità personali, è altrettanto verosimile che l’infortunio abbia rappresentato l’esito di un clima di tensione interno, seguito alla cocente sconfitta del derby e contrassegnato dallo scontro postpartita tra Kessie e Biglia. Gli strascichi della lite si sono fatti sentire. Con i due Gattuso ha perso le staffe. Lo spogliatoio, dove già il muso lungo di Cutrone dava il senso di una scena di infantile frustrazione e dove qualche mal di pancia fomentava altrettanti mormorii polemici, non ne è rimasto indenne. Lo stesso litigio tra l’ivoriano e l’argentino non è esploso per caso, bensì è apparso, per come si è pesantemente manifestato, come risultato d’una insofferenza tutt’altro che episodica.

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La società ha assunto le sue decisioni comminando multe ai due giocatori indisciplinati. Gattuso ha posto in punizione Kessie che, infatti, a Genova, non ha giocato. E non è un mistero che l’allenatore, probabilmente per ragioni tecniche, abbia fatto a meno dell’apporto di Paquetà (utilizzato solo nella parte finale della partita), rispondendo praticamente picche alla “intromissione” di Leonardo che ne aveva suggerito l’impiego.

Il dissenso tra i due, Gattuso e Leonardo, è così affiorato ancora una volta, rinnovando risentimenti del passato. Sotto questo profilo, non è stata felicissima la conferenza stampa di Gattuso, prima del match con la formazione blucerchiata. L’allenatore ha parlato allusivamente delle sue prospettive e ha sottolineato, come da qui a qualche mese, ad esiti di campionato acquisiti, voglia dire immancabilmente la sua, la sua “verità”. Una frase questa che non ha, di certo, disteso il clima interno e che, per la verità, non ha mancato di acuire i contrasti in atto. Le dichiarazioni di Leonardo dopo la partita (“ora la questione allenatore nel Milan non è una priorità”) ha peggiorato le cose. In casi del genere, per quanto si possano smentire, le ripercussioni sulla squadra ci sono sempre.

La donnarummata non è stata un episodio isolato. Tutt’altro. A farci caso, lo svarione di Donnarumma ha aperto tutta una serie industriale di errori, meno clamorosi, ma di sicuro peso, di passaggi sbagliati e di palle perse, di tiri inconcludenti, di cross imprecisi, di calci piazzati senza schema. Una fiera di leggerezze e di approssimazioni mai vista prima. Segnali anche questi di scarsa concentrazione, che hanno reso ancora più amara la sconfitta di Marassi. Il retroterra che, più diffusamente, fuori dal campo, ne ha preparato le condizioni, va assorbito in tutta urgenza, se non si vuole compromettere questo finale di stagione. C’è bisogno di una tregua interna alla società e allo spogliatoio. Garantiamoci l’accesso in Europa. Poi, una bella litigata chiarificatrice potrà essere addirittura salutare.

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