Il Milan si batta per l’Innominabile Tricolore

Il Milan ritrova la strada della vittoria. Espugna l’Olimpico contro una diretta concorrente e mantiene inalterato il suo distacco dalla capolista Inter. Prestazione brillante, che prelude al rilancio del suo percorso stagionale. Un successo scacciacrisi, dopo quattro partite disputate (tra campionato ed Europa League) in una situazione di appannamento dell’intera squadra (con la sola eccezione di Donnarumma). Aver vinto contro la Roma non è roba di poco conto. C’era bisogno di una prova convincente, non foss’altro per il recupero dell’autostima, panacea appropriata, destinata a dissolvere rischi di scoramento e di involuzione. Bene. Benissimo Kessie, gladiatore, e Rebic, cecchino di ritrovata precisione. Ottimo il lavoro di Pioli, che, con indubbio coraggio, ha lasciato a riposo capitan Romagnoli, in difetto di forma, per collaudare la coppia dei centrali di difesa, Kjaer e Tomoro. Operazione molto ben riuscita.

Non sono mancati, purtroppo, gli infortuni. Solita disdetta, di cui il Milan non riesce a liberarsi. Ibra, Calhanoglu e Rebic sono usciti malconci dalla sfida. Pioli confida nell’opera dell’infermeria, alla vigilia di un ciclo serrato di una partita ogni tre giorni, tra impegni che versano in una fase decisiva di campionato e di Europa League. Mercoledì (3 marzo) si ricomincia con l’Udinese in casa, domenica con il Verona in trasferta, giovedì sul campo del Manchester United (andata), poi, sempre a stretto giro, con il Napoli e con il Manchester United, al “Meazza”, quindi, con la Fiorentina al “Franchi”, una dura sequenza che introduce la stagione primaverile. E che primavera sia! Con lo sguardo fisso agli obiettivi massimi.

Non bisogna mollare. L’accesso alla massima competizione europea resta come traguardo irrinunciabile. Ma è bene mantenersi in corsa per l’Innominabile (tricolore). Che non sarebbe una tragedia, se non dovesse essere agguantato. Tuttavia, rincorrerlo significherebbe garantirsi un posto tra le prime quattro. Anche per l’Europa, non si mettano limiti alla Provvidenza. Alla fine, quel che verrà sarà bene accetto. Purché viga la parola d’ordine: sempre battagliare, a tutto campo.

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