Il Milan e la sindrome del gambero

Dalla partita contro la Roma, il Milan fa come il gambero. Segna regressi di rendimento: sei punti in cinque partite, una media da bassa classifica. L’ultima con l’Empoli si è presentata come uno scontro diretto di fascia, per la permanenza in serie A.

Per la compagine di Gattuso ogni avversario, per quanto sulla carta abbordabile, rappresenta un pericolo. Il gambero, di fronte al pericolo, fa uno scatto indietro. Gioco e risultati segnano l’atteggiamento di una squadra, psicologicamente bloccata, mentalmente condizionata dalla paura di sbagliare. Le ultime tre partite, contro Cagliari, Atalanta ed Empoli, ne hanno esposto i sintomi, ma i sintomi – in tripla successione – sono i segnali di una condizione in acuzie, che rischia di diventare malattia cronica d’un corso irreversibile.

Il Milan non se lo può consentire per la dignità della sua storia e, più praticamente, per quelle prospettive europee che dovrebbero dare alimento alle casse societarie. Non c’è tempo da perdere. E’ ben vero che contro l’Empoli la prestazione del portiere toscano è stata superlativa, ma non è men vero che la formazione di casa ha più volte sfiorato il gol, per di più con la recriminazione d’un rigore negato.

La difesa ha traballato, ha traballato troppo contro una squadra sicuramente non trascendentale. Basta così. I punti deboli, dal reparto arretrato al centrocampo alla prima linea sono stati ancora una volta evidenziati senza attenuanti per gli uomini in campo e per quelli in panchina.

Una prestazione sconcertante che non può pretendere la giustificazione dei tanti tiri in porta e delle occasioni perse. Il Milan è il Milan, l’Empoli è l’Empoli, con tutto il rispetto. Gattuso e i suoi sono in pieno tour de force per la fitta sequenza di impegni.

Si tratta di una fase che avrebbe dovuto spianare la strada al rilancio delle proprie chance. Fatto è che si sta rivelando del tutto preoccupante, se non proprio allarmante. Occorre essere chiari e guardare in faccia la realtà, una realtà che è tutt’altro che incoraggiante.

A questo si aggiunga che c’è il rischio di cadere in uno stato di scoramento, che potrebbe coinvolgere l’unico fuoriclasse che la squadra può vantare, quell’Higuain sul quale erano state, come sono, riposte speranze trascinanti.

Ripetiamo: non c’è tempo da perdere. La stessa tifoseria non può cadere in depressione. Se c’è da cambiare l’assetto tecnico, si cambi pure. Olympiakos e Sassuolo non sono l’Empoli. Il Milan non può continuare a fare il gambero. Deve uscire dalla cappa timorosa nella quale si trova, per liberare finalmente le sue energie. Dando continuità e vigore agli sprazzi positivi di cui è pur capace. Se occorre, il sacrificio di Gattuso può essere messo in conto.

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