Il Diavolo dovrà ‘matare’ il Toro

Il Milan si è dato fondati motivi di rilancio. Aver ribaltato il risultato della partita contro il Parma, una delle formazioni più in forma del campionato, significa che la squadra di Gattuso, guadagnando credito, si è posta nelle condizioni di poter difendere – e, addirittura, consolidare – il quarto posto in classifica, appena conquistato.

La crescita di alcuni uomini chiave, come Bakayoko e Kessie, per non parlare del già celebrato Cutrone, dà sollievo alle prospettive rossonere, ed è valsa a debilitare quelle avversità, dovute agli infortuni e alla squalifica di Higuain, che avrebbero potuto compromettere le aspirazioni europee della squadra.

Non pare che le sue ultime incoraggianti prestazioni possano essere valutate semplicemente come fiammate, come episodi isolati che farebbero poco testo. L’impressione, confortata anche dalla critica meno benevola, è che il Milan sia avviato a dare sistematicità e continuità al proprio gioco e ai risultati.

L’ottimismo di questa fase, in ogni caso, non deve offuscare quel realismo che richiede adeguati rinforzi nella campagna di gennaio, considerato che il solo Ibrahimovic – il suo acquisto è praticamente cosa fatta – non basta a dare garanzie di solidità e di reddività.  

La crescita investe anche il buon Gattuso, perché non sottolinearlo? Il tecnico ha preso atto della osservazione, tutt’altro che peregrina, del tifoso Matteo Salvini che, due settimane fa, nel match contro la Lazio (diretta concorrente di fascia), aveva ravvisato la necessità di qualche cambio che, invece, non c’è stato.

Il mister ha ammesso che, in effetti, egli stesso deve migliorare nella gestione delle partite, soprattutto quando la sua squadra è in vantaggio e quando, con qualche accorgimento, ma anche con qualche furbizia, può accaparrarsi il profitto dei tre punti. Se, da una parte, la presa di coscienza di Gattuso rappresenta un dato positivo, dall’altra, l’insistenza autocritica e il profilo basso da lui mantenuto ne esaltano l’onestà intellettuale, ma non assolvono del tutto la necessità di galvanizzare l’ambiente, che mostra di avere bisogno di spinte fiduciose e di certezze spronanti.

L’autostima dell’allenatore, quando non è arbitraria, può e deve rappresentare un elemento di forza di un intera compagine. E Gattuso deve fare più affidamento sul suo nome, sulle sue abilità, sulle sue intuizioni, nella convinzione che, cammin facendo, l’esperienza non può che maturare e premiarne la tenacia.

A questo punto del campionato, si profilano come avversarie dirette le due squadre romane, anche se la Roma appare in ombra, ma è verosimile prevedere una sua ripresa. La Lazio rappresenta un ostacolo che mantiene intatta la sua credibilità. Torino, Parma e Sassuolo sono lì, prionte ad ogni agguato. La sfida di domenica prossima, proprio contro il Torino, espone i caratteri d’un duello decisivo, in questa fase, per entrambe le contendenti.

A nessuno sfugge che una vittoria del Milan darebbe più conforto al suo percorso. Bisognerà vedere se il rendimento del Milan avrà davvero acquisito quella sistematicità e quella continuità di cui le giuste ambizioni rossonere reclamano per potersi concretizzare. Si fa obbligo al Diavolo di matare il Toro.

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