Il barbiere di Siviglia fa il contropelo al Diavolo

Sovviene l’opera rossiniana, “Il barbiere di Siviglia”, per descrivere metaforicamente la situazione del Milan, dopo la sconfitta subita dal Betis. La non trascendentale squadra spagnola ha fatto un figurone sulla ribalta di San Siro, assumendo il ruolo di protagonista, esattamente come Figaro nella trama dell’opera buffa, trasformatasi in beffa per i padroni di casa. Il Betis ha suonato le sue armonie contro un Milan senza spartito. 

Ma, fuor di metafora, non è tanto la batosta che brucia, una batosta pur dolorosa, quanto la sconcertante mediocrità di una prestazione che, al netto di qualche fiammata finale, ha sconcertato la tifoseria e gli osservatori più benevoli. Sembra finanche inutile analizzare una partita, quella dei rossoneri, che ha confermato i limiti già apparsi evidenti, con ben rare eccezioni, sin dall’inizio della stagione. Individuarne le carenze sarebbe come sparare contro la Croce Rossa. Basti la scelta iniziale di Bakayoko, che, sperso nel campo di gioco, ha riprodotto lo spaesamento di una compagine incapace di trovare il bandolo della propria stessa matassa. Né sono bastati i cambi, apparsi disperati, disposti da un oramai sempre più confuso Gattuso e destinati ad omologarsi nella inconcludenza che ha acclimatato la prova rossonera nel grigiore di un’evanescenza senza sbocchi. Non è bastata la verve di un ragazzo, Patrick Cutrone, a rimodularne i toni e a sintonizzare il resto della squadra sull’orgoglio dell’appartenenza. Finanche uomini di massimo affidamento, come Reina e Higuain, sono sprofondati in quel senso di irreversibile frustrazione, che ha accompagnato e contrassegnato le sorti di un match sino al triplice fischio dell’arbitro, sonorità indistinte tra i fischi corali della delusione rossonera.

L’espressione, spesso esterrefatta, di Gattuso a bordo campo, le sue stesse ammissioni, ai limiti della rassegnazione, nella conferenza stampa di fine gara, hanno dispiegato la necessità di un cambio di panchina, che, purtroppo, tarda ad arrivare con il rischio che i prossimi due turni, con le compagini di Genova, Sampdoria e Genoa per l’appunto, possano affossare le chance europee del Milan, poste in discussione proprio dalla Samp e dalle altre squadre di fascia sempre più arrembanti e ringalluzzite dalla opacità milanista.

I barbieri di Siviglia del Betis hanno fatto pelo e contropelo al Diavolo, nel senso che ne hanno evidenziato le “magagne” (per stare al termine usato da Gattuso), tutt’altro che inedite. Occorreva cambiare registro dopo i tre pareggi consecutivi in campionato, proprio a tutela della grande, non scalfibile, fama di un nome come quello di Gattuso. Non è stato così. E, forse, è maturato un errore, un errore grave. Un errore che è sperabile i prossimi appuntamenti con le genovesi non rendano più cocente. A questo punto, staremo a vedere, pur con i migliori auspici per il nostro Milan.     .

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