Higuain, quei ruggiti di un leone (ancora) in gabbia

L'esultanza di Higuain dopo il suo primo gol con la maglia del Milan

Soddisfatti a metà. Il Milan inizia il suo tour de force – sette partite in tre settimane tra campionato ed Europa League – con un pareggio. Un punto che non esalta, ma che non deprime e che pur rientra nel quadro di un processo di assestamento tattico appena cominciato.

È vero che c’è fretta di risultati, ma non è men vero che la compagine di Gattuso deve avere il tempo richiesto per arrivare alla quadra vincente. L’importante è avere verificato che ci sono le potenzialità per arrivarci. I turni che verranno, nei ventuno giorni di intensa pressione, ne accerteranno i livelli nella auspicabile prospettiva di quei progressi che dovranno collocare la squadra sulle rampe di lancio del campionato e della Europa League.

Il precario rendimento di dirette concorrenti come Inter e Roma pongono il Milan nelle condizioni migliori per rendere concrete le sue aspettative, ma attenzione alle formazioni emergenti, del tipo Sassuolo, Sampdoria, che appaiono ben determinate a rompere le uova nel paniere delle tradizionali egemonie.

Il Cagliari, che ambisce ad entrare in questo gruppo, ne ha dimostrato tutta la verve: lo ha fatto in quei venti minuti iniziali nel corso dei quali ha giocato da Milan, con un Milan che ha giocato da Cagliari. Solo successivamente, il Milan si è accorto di essere se stesso, riuscendo a pareggiare il conto e a sfiorare la vittoria.

Tuttavia, ha ragione Maldini che, nel dopo partita, ha opportunamente dichiarato che queste partite vanno vinte. Al netto della concessione di pur obiettive attenuanti, non gli si può dare torto. Il potenziale di fuoco che c’è lì davanti con il Pipita va sfruttato indubbiamente meglio.

La corrente (molto) alternata di Biglia, che stenta a velocizzare la manovra, è un problema, che – in qualche modo – va risolto. Il nodo è sempre lì: il Biglia che abbiamo visto con la Roma avrebbe potuto dare un incisività vincente alla manovra della squadra.

L’altro problema è dato dall’isolamento di Higuain nella tenaglia delle difese avversarie. Occorre creargli quegli spazi che gli consentano di esprimere la propria classe, come ha dimostrato di poter fare nelle rare occasioni che lo hanno visto destinatario dei rifornimenti.

Se al grigiore di Biglia, aggiungiamo l’opacità dei Bonaventura e dei Calhanoglu, allora vien di fatto vedere il leone Higuain ruggire inutilmente nella gabbia in cui è costretto dai sistemi difensivi avversari.

Chiaramente, non è nulla di definitivo nell’analisi di una prestazione, che rientra in un work in progress che Gattuso sta facendo. Tuttavia è necessario apportare quegli accorgimenti che rendano più produttiva la manovra offensiva, a cominciare dalle ripartenze non sempre limpide e veloci.

La prima del miniciclo, che pone il Milan sotto lo sforzo di una partita ogni tre giorni, è oramai fatta. Le indicazioni del match in terra sarda sono state chiare. Le necessarie rotazioni, che Gattuso vorrà operare nelle sfide che verranno, dovranno concorrere a liberare le energie di quell’indomabile leone, che si chiama Gonzalo Gerardo Higuain.

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