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Cesare Maldini, la biografia

Cesare Maldini, nato il 5 febbraio 1932 a Trieste e scomparso il 3 aprile 2016 a Milano, è stato un noto allenatore di calcio e calciatore italiano, ricordato per la sua posizione di difensore.

Egli è stato il padre di Paolo Maldini, celebre calciatore, e il nonno di Daniel Maldini, seguendo quindi una vera e propria tradizione familiare nel calcio. Durante la sua carriera da giocatore, Cesare Maldini fu una figura simbolo del Milan, club con il quale disputò più di 400 partite. Ricoprendo per lungo tempo il ruolo di capitano, indossò anche la fascia da capitano in nazionale, per la quale accumulò 14 presenze. Inoltre, partecipò al campionato del mondo del 1962, rappresentando l’Italia con orgoglio.

Inizio carriera

Cesare Maldini iniziò a giocare a calcio sin da bambino nel ricreatorio del rione di Servola. All’età di tredici anni, il massaggiatore della Triestina rimase colpito dalle sue abilità e gli offrì un provino nella squadra. Da quel momento, Cesare passò attraverso tutte le selezioni giovanili della squadra, nonostante dovesse superare una pleurite che avrebbe potuto compromettere la sua futura carriera nel calcio.

Negli anni ’50, ebbe la fortuna di incontrare Nereo Rocco, una figura fondamentale nella sua carriera e nella sua vita. Rocco lo inserì stabilmente nella prima squadra della Triestina, anche se il suo esordio ufficiale come professionista avvenne sotto la guida di Mario Perazzolo, il 24 maggio 1953, in una partita di Serie A contro il Palermo, quando aveva ventuno anni. La stagione successiva divenne titolare e, nonostante la giovane età, fu eletto capitano della squadra giuliana, tornata sotto la guida di Rocco dopo tre anni.

Cesare Maldini al Milan

Nell’estate del 1954, l’allenatore Béla Guttmann approvò il suo trasferimento al Milan, dichiarando: “Questo ragazzo è da Milan e nel Milan giocherà”. Con il Milan, Cesare Maldini giocò per dodici stagioni. Inizialmente, fu una riserva di alcuni giocatori chiave, ma a causa di alcuni infortuni nell’undici titolare, ebbe l’opportunità di esordire e diventare stabilmente un elemento della squadra.

Sotto la guida di Gipo Viani, fu impiegato come centromediano e in seguito come difensore centrale, formando un duo di difesa di successo con il giovane Salvadore. Successivamente, sotto la guida di Nereo Rocco, giocò da libero tra David e Trebbi. Nel 1961, Cesare divenne il capitano del Milan e Rocco tornò ad allenarli, grazie anche al contributo decisivo di Maldini nel convincere Rocco a restare dopo un periodo difficile.

Un ricco palmares

Durante gli anni al Milan, Maldini contribuì alla vittoria di quattro scudetti, una Coppa Latina e, soprattutto, la storica Coppa dei Campioni nel 1963, quando il Milan sconfisse il Benfica di Eusébio nella finale a Wembley. Questa vittoria interruppe la dominanza spagnola nella competizione e fu il primo titolo della Coppa dei Campioni per il Milan e per un club italiano.

Dopo aver giocato 347 partite in campionato e segnato 3 gol per il Milan, Cesare Maldini lasciò il club e giocò la sua ultima stagione con il Torino ancora sotto la guida di Nereo Rocco.

A livello internazionale, Maldini rappresentò la Nazionale italiana in 14 partite. Esordì il 6 gennaio 1960 contro la Svizzera nella Coppa Internazionale e prese parte al campionato del mondo del 1962 in Cile, scendendo in campo in due occasioni. Fu capitano della squadra nazionale italiana nel biennio 1962-1963, ma l’Italia non ottenne risultati significativi durante quel periodo a causa del declino tecnico del calcio italiano nel secondo dopoguerra fino ai primi anni ’60.

Carriera da allenatore

Dopo aver terminato la sua carriera da giocatore, Cesare Maldini si unì allo staff del Milan nel 1967 come assistente di Nereo Rocco, insieme a Gigi Radice e Giovanni Trapattoni. In seguito, nel 1971, intraprese la carriera di allenatore, diventando vice di Rocco e assumendo poi il ruolo di allenatore principale l’anno successivo, quando Rocco passò a ricoprire il ruolo di direttore tecnico.

Durante la sua permanenza al Milan come allenatore, Maldini ottenne importanti successi, vincendo il double continentale nella stagione 1972-1973, conquistando sia la Coppa Italia che la Coppa delle Coppe. Tuttavia, nella stessa stagione, subì una sconfitta inaspettata contro il Verona, nota come la “Fatal Verona”, che impedì al Milan di vincere lo scudetto. Questa sconfitta fu un momento storico nel calcio italiano e, secondo alcuni, ebbe un impatto negativo sulla sua futura carriera da allenatore di club ad alto livello.

Foggia, Ternana e Parma

Successivamente, Maldini allenò diverse squadre, tra cui Foggia, Ternana e Parma, ma con risultati altalenanti. Nel 1979, riportò il Parma in Serie B dopo una vittoriosa promozione in uno spareggio contro la sua ex squadra, la Triestina. Durante il suo periodo di allenatore, Maldini contribuì alla crescita di giovani talenti, tra cui un giovane Carlo Ancelotti.

Dal 1980 al 1986, Maldini fu il vice di Enzo Bearzot, il commissario tecnico della Nazionale italiana. Durante questo periodo, fece parte dello staff che portò l’Italia alla vittoria della Coppa del Mondo del 1982 in Spagna.

Italia Under 21

Successivamente, Maldini assunse l’incarico di allenatore dell’Italia Under-21, guidando la squadra a tre titoli consecutivi di campione europeo negli anni ’90. Nel dicembre del 1996, fu promosso a commissario tecnico della nazionale maggiore in vista del campionato del mondo 1998, prendendo il posto di Arrigo Sacchi. Durante il suo mandato, introdusse nuove tattiche e giocatori, inclusi alcuni giovani talenti come Gianluigi Buffon, Fabio Cannavaro, Filippo Inzaghi e Christian Vieri. Lasciò il ruolo nel luglio 1998, dopo l’eliminazione ai quarti di finale del mondiale per mano della Francia.

Dopo la sua esperienza in Nazionale, Maldini tornò al Milan come coordinatore degli osservatori. Temporaneamente, nel 2001, svolse il ruolo di direttore tecnico e in seguito fu consigliere tecnico dell’allenatore turco Fatih Terim. Nel 2001, divenne commissario tecnico del Paraguay in vista del campionato del mondo 2002, qualificando la squadra alla fase finale. Si dimise nel giugno 2002 dopo l’eliminazione agli ottavi di finale contro la Germania.

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